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Tra Sette e Ottocento: riforme, stagione dei Lumi e mondanità
L'avvento della dominazione austriaca (1707) segnò una svolta: a partire dai regni di Maria Teresa e del figlio Giuseppe, la Lombardia in genere beneficiò delle riforme amministrative e politiche promosse dal governo asburgico. La regione lariana vide la ripresa delle attività manifatturiere abbandonate e soprattutto l'area lecchese si distinse per la vivacità imprenditoriale che interessò i settori tessili e quelli metallurgici. La stessa industria serica abbandonò sempre di più la sola dimensione agricola della gelsibachicoltura per attrezzarsi nelle vane fasi di lavorazione successiva, come la trattura, la torcitura e la tessitura: sono i primi passi dell'epopea della filanda, che segnerà profondamente, per oltre due secoli, la storia del territorio lariano. Nel frattempo la stagione dei Lumi e la ventata rivoluzionaria delle guerre napoleoniche avevano riportato Milano al centro della cultura europea. In questa ritrovata situazione di benessere, aristocrazia e ricca borghesia andarono a riscoprire i piaceri degli ozi della villeggiatura: dal '700 a tutto il secolo seguente la Brianza e il Lario diventarono quindi il luogo d'elezione degli svaghi intellettuali e mondani. Una galassia di palazzi e ville di delizia si affacciava sullo specchio del lago o dai dolci declivi brianzoli, animata dal bel mondo illuministico prima, poi repubblicano e napoleonico, e quindi ancora sospeso tra restaurazione e nascosto spirito risorgimentale: l'abate Parini al Balbianello dedicò odi al cardinale Durini; Ugo Foscolo mise in scena le sue ortisiane schermaglie amorose tra villa Amalia, a Erba (con Maddalena Bignami), e villa e palazzo Giovio, a Como (con Cecchina Giovio); Carlo Porta si divertì a descrivere una scampagnata familiare tra Inverigo e Pusiano. Sull'altro ramo del lago, "che volge a meridioneo", il giovane Manzoni, dalla villa lecchese del Caleotto, creò i paesaggi che saranno sfondo del grande romanzo. ![]()
E, per tutto 1'800, voci internazionali si leveranno a celebrare le meraviglie del lago e della Brianza: da Stendhal, che a Griante ambientò alcune memorabili pagine della Certosa di Parma, a Byron; da Shelley a Musset. Alle suggestioni letterarie si unì il concerto di quelle musicali, in particolare le note della grande stagione romantica: Rossini s'ispirò alla Pliniana di Torno nella stesura del suo Tancredi; Bellini scrisse alcune parti della Norma a Blevio, ospite nella villa di Giuditta Pasta, e la leggenda vuole che, ascoltando a Moltrasio, dall'altra sponda del lago, la melodiosa voce della grande soprano, abbia composto La sonnambula; al pianoforte di villa Margherita, ospite degli editori Ricordi, pare che Verdi abbia creato alcune arie della Traviata.
Siamo ormai immersi nel mito romantico del lago. Un mito consacrato dalla favolosa esplosione del turismo aristocratico e altoborghese che vedrà il fiorire di sfavillanti grand hotel di forte richiamo internazionale, ma che al tempo stesso legherà al lago il cliché dell'atmosfera patetica e malinconica, tipica del tardo romanticismo e che tuttora conferisce, del tutto arbitrariamente, una connotazione limitativa allo straordinario e mutevole paesaggio lariano. Il segno del lavoro: seta, ferro e legno Nel breve spazio di questa carrellata storico-culturale si può solo accennare ai fenomeni socio-economici che, dalla fine dell'800 al secolo scorso, forse più di ogni altro accadimento hanno plasmato la realta umana e naturale del territorio, facendone una delle realtà economiche nazionali a più "spiccata Identita antropologica". La seta, il ferro, il legno possono essere presi emblematicamente ad esempio della parabola industriale della regione tra il Lario e la Brianza. Il settore tessile vanta una lunga tradizione nel territorio; fu a partire dal XVIII secolo che trovò, con la gelsibachicoltura e con le prime manifatture seriche, forme produttive di spiccata specializzazione. Le trasformazioni industriali della seconda metà dell'800 (evoluzione tecnologica e razionalizzazione dei processi) fecero si che all'inizio del '900 la maggior parte della produzione serica nazionale convergesse nel triangolo Como-Lecco-Brianza, con effetti benefici collaterali sulle attivita dell'indotto: tra queste già spiccavano le officine meccaniche, fornitrici di macchinari e di strumentazioni necessari al processo industriale. Proprio nel lecchese la lunga tradizione dell'arte della lavorazione dei metalli — dal '500 ad armaioli e argentieri famosi in tutta Europa si affiancò l'anonimo ma assai redditizio lavoro di trafilieri e chiodaroli — diede vita a diffuse forme di piccola imprenditoria locale tanto da suggerire per il capoluogo la denominazione, a inizio '800, di `piccola Manchester lombarda': vennero censiti otto altiforni e una cinquantina di fabbriche destinate all'attivitä estrattiva, per una produzione annua di circa 2000 tonnellate di minerale di ferro. Nel giro di un secolo Lecco avrebbe potuto contare su un comparto metallurgico tra i piu important' d'Italia. E se la parabola del 'filo di seta' iniziò la sua discesa gia nei primi decenni del '900, a causa dell'insostenibile concorrenza dei produttori di materia prima dell'Estremo Oriente, quella del 'filo di ferro' non conobbe declino, se non verso la fine degli anni '70 nella generale crisi dei sistemi industriali, anche se il polo delle acciaierie si spostò da Lecco verso Sesto San Giovanni. Una storia un po' diversa e quella delle manifatture del legno specializzate nel mobile, la terza grande `bandiera' socio-economica del territorio, quasi esclusivamente di pertinenza brianzola. In origine niente fù che occupazione integrativa a quella agricola - contadini si trasformavano in falegnami durante la stagione invernale - si evolse in modesta attività artigianale con la richiesta, a partire dalla fine del '700, di arredi per le residenze aristocratiche di campagna, per divenire vera e propria industria solo nel secondo dopoguerra: anche in questo settore la svolta fu determinata dallo sviluppo della lavorazione meccanica, dalla serializzazione dei processi produttivi e dalla contestuale specializzazione tipologica — fabbriche che si qualificano nella realizzazione di cucine, di camere da letto, di sedie ecc. — e, anche in questo caso, dalla nascita di attivita produttive dell'indotto: vetrerie e marmifici, fabbriche di vernici e collanti o di serrature, maniglie, viti e altri elementi che concorrono alla realizzazione e alla finitura del mobile. Degli ultiini decenni, infine, contrassegnati dalla contrazione post-industriale delle produzioni e dell'occupazione, e il fenomeno, notevole in alcuni casi, della capacita di reinterpretare in forme creative e qualitative le passate potenzialitâ industriali: ne sono un esempio nel settore tessile, serico soprattutto, le nuove strade che, con l'utilizzo delle più aggiornate tecnologie informatiche, sanno coniugare tradizionale patrimonio di conoscenze tecniche al gusto 'made in Italy' dei disegni e dei colori di filati e stampati; nel campo dell'industria dell'arredamento, il ruolo decisivo del design al servizio della funzionalita e dell' industria metallurgica (colonna portante nell' econonna lecchese la creativita). ![]() |

