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La costa lariana della provincia lecchese parla di una natura e una storia sensibilmente diverse da quelle della sponda opposta. Sempre stretta tra l'acqua e la montagna - emblematicamente ben rappresentate dallo slogan della Comunità montana del Lario orientale: «Alla scoperta di un territorio di remo e picozza» - , la fascia costiera mostra costanti caratteri di severita e asprezza, mitigati dall'aprirsi degli spazi panoramic' dal ramo di Lecco, quasi un fiordo, verso il centro-lago, dove le viste sul promontorio di Bellagio e sulla
Tremezzina offrono rappresentazioni di grande fascino panoramico. Vi sono poi i percorsi trasversali che si insinuano nelle profonde incisioni confluenti nel Lario (val d'Esino, val Muggiasca e val Varrone), connotate da un ambiente di tipo alpestre e dalla persistenza di forme di economia tradizionale. Un paesaggio che trova la sua massima espressione in Valsassina, il lungo e arcuato solco vallivo che si insinua tra lo spettacolare gruppo delle Grigne, costante riferimento nel cielo del territorio, e le estreme propaggini delle Prealpi bergamasche.
Valori paesistici e ambientali che si tramandano da secoli, come dimostra l'incantata descrizione, in parole e disegni, che ne diede Leonardo da Vinci nel corso del viaggio effettuato tra 1490 e 1491: In Val Sassina, infra Vimogno e Introbbio, a man destra, entrando per la via di Lecco, si trova la Trosa [il torrente Troggia], fiume che cade da un sasso altissimo, e cadendo entra sotto terra, e lì finisce il flume; 3 miglia più in là si trova gli edifizi della vena del rame e dello arzento, presso a una terra detta Pra Sancto Petro, e fer¬ro, e cose fantastiche». Le `cose fantastiche' appartengono alla stupefacente natura di roccia e cielo che sono le Grigne, ma certamente, nella visione umanistica del genio leonardesco, anche alle opere dell'uomo, siano esse le industriose fatiche della lavorazione dei metalli oppure le poderose fortificazioni militari, come la rocca di Baiedo. Un patrimonio `misto' di bellezze naturali, dunque, e di testimonianze di antiche tradizioni di cultura materiale, quali le miniere e l'arte del ferro, le casere e le grotte di stagionatura dei formaggi, le architetture rurali e alpestri.
Tornando alle differenze non solo paesaggistiche, ma anche storiche delle due contrapposte sponde, si ricordino le vicende dell'evoluzione viabilistica dei due territori: mentre a occidente la risalita via terra della costa, lungo le tracce della mitica «strada Regina», è sempre stata (e in parte continua a essere) difficoltosa, il litorale lecchese fin dai primi decenni dell'800 venne provvisto di un'efficiente - almeno per i tempi - strada costiera, opera di alta ingegneria viabilistica progettata, ancora in epoca napoleonica (1809) ma portata a termine durante la restaurazione asburgica (1832), da Carlo Donegani.
A questa direttrice venne ad affiancarsi, tra il 1892 e il 1894, il tronco ferroviario Lecco-Colico che consentiva di compiere il viaggio in treno, senza soluzione di continuitä, tra Milano e la Valtellina.
Indubbiamente queste importanti e precoci opere infrastrutturali segnarono un notevole sviluppo economico dell'area, di tipo sia industriale (tra le numerose imprese metalmeccaniche si ricorda la storica Moto Guzzi di Mandello) sia turistico (soprattutto nel centro lago, tra Varenna e Bellano).

Abbadia Lariana
Il breve pianoro formato dalla foce del torrente Zerbo, che scende dalle incombenti vette della Grigna meridionale, è occupato dal paese di Abbadia Lariana (m 204, ab. 3151). Deriva il nome da un'abbazia benedettina fondata secolo ma completamente rifatta nel '600: ne rimangono labili tracce nella parrocchiale di S. Lorenzo, affacciata sul lago, che qui è tanto stretto da assomigliare al corso di un fiume. Del suo passato medievale ill borgo conserva memoria nei ruderi della Torraccia (XII-XIII sec.), posta poco prima dell'ingresso in paese provenendo da Lecco, e in quel che resta di una coeva fortificazione nel nucleo di Castello, poco a monte del borgo.
Dei numerosi filatoi un tempo attivi nella zona rimane quello della famiglia Monti, costruito intorno al 1869, ampliando una precedente struttura per la follatura dei pannilana. Dismessa l'attività nel 1934, l'edificio rimase a lungo abbandonato e in degrado fino al 1978 quando venne acquistato dal Comune; dopo un lungo lavoro di ristrutturazione e restauro, dal 1998 vi è allestito un Museo della Seta, che riproduce, nell'ambiente, negli attrezzi e nei macchinari, una fabbrica di filati serici della seconda metà dell'800. Con il Museo di Como e il Museo civico «Abegg» di Garlate, quello di Abbadia rappresenta una delle più significative tappe dell'itinerario lariano della seta.
Lungo il tratto di costa pianeggiante a nord dell'abitato si apre una bella e ampia spiaggia balneabile.
Nella frazione Borbino, è la piccola chiesa di S. Martino, possedimento abbaziale di origine duecentesca; da qui, risalendo la val Monastero per un sentiero tracciato, si possono raggiungere i piani Resinelli , al cospetto delle svettanti rocce della Grignetta.

Mandello del Lario
E' un centro (m 214, ab. 10 211) a forte vocazione industriale tessile e meccanica, un tempo fortificato e di notevole importanza strategica nei conflitti locali.
Comitato indipendente in epoca franca, Mandello aveva un territorio assai esteso, con possedimenti sulla sponda opposta, nel Triangolo lariano. Conserva in riva al lago un compatto nucleo medievale con caratteristiche case porticate, tra cui e ancora riconoscibile la tozza struttura di una torre romana, o tardo-antica, più volte riadattata, detta torre del Pretorio. La chiesa di S. Lorenzo, di antica origine ma ristrutturata quasi del tutto in epoca barocca, mostra un interno ricco di stucchi e affreschi settecenteschi. Nella parte più recente dell'abitato non mancano alcune ville di impronta liberty (villa Falck, ex villa Carcano, villa Fasoli), che testimoniano, a partire da inizio '900, la rinomanza turistica del luogo. All'ingresso dell'abitato, posto su una roccia a strabiombo sul lago e lambito dalla mulattiera del Sentiero del Viandante, é l'oratorio di S. Giorgio, costruzione trecentesca a navata unica e con soffitto a Capriate a vista.
Grande motivo di interesse artistico è il vasto ciclo di affreschi che orna prevalentemente le pareti della navata, eseguito nel corso del '400: oltre ai motivi devozionali, spiccano una Crocifissione, sul fondo del presbiterio, e sull'arcone, un Giudizio universale. Su un piazzale delimitato da cappelle della Via Crucis si affaccia il barocco santuario della Beata Vergine del Fiume (1624).
Mandello è nota a tutti gli appassionati di motociclette in quanto sede della storica Moto Guzzi, fondata nel 1921 da Carlo Guzzi, geniale tecnico e progettista. Le vicende, i successi tecnici e sportivi del prestigioso marchio dell'Aquila - fino al 1957 primeggiò nelle competizioni agonistiche internazionali - sono rievocati nel Museo aziendale, con l'esposizione di decine di modelli di motocicli e di motori.
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