"Lecco [...] giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d'oggi, e che s'incammina a diventar citta». Profetica, a poco meno di duecento anni di distanza, l'affermazione di Alessandro Manzoni nelle prime battute del suo romanzo, imprescindibile punto di riferimento culturale e immaginario per la conoscenza di Lecco e del suo territorio. Posta all'estremità del ramo orientale del Lario, là dove l'Adda defluisce dal lago, Lecco (m 214, ab. 45 507), capoluogo di provincia dal 1992, è infatti città tipicamente industriale, dal dignitoso e austero volto prevalentemente ottocentesco. II problema del traffico intenso che l'affliggeva fino a pochi anni fa - unico e congestionato punto di passaggio lungo la direttrice che collega la pianura padana alla Valtellina e da qui ai valichi alpini - è stato brillantemente risolto da una gigantesca infrastruttura viaria che convoglia il flusso di automezzi in arditi svincoli sopraelevati o sotterranei. A prima vista Lecco non sembra concedere molto al visitatore: la sua storia pragmatica e utilitaria, fatta di secolari commerci e di eccezionali imprese industriali, ha lasciato poco spazio al compiacimento estetico del farsi città, al fascino delle preziosita storico-artistiche che contraddistinguono altri capoluoghi lombardi.
Potrebbe sembrare che quasi le basti, da sempre, il trovarsi in uno degli scenari naturali più spettacolari dell'arco alpino, in un concerto irripetibile di acque e di monti che paiono abbracciarla, proteggerla, sfiorarla come in una danza ritmata dai colori del cielo e delle stagioni.
II lago che s'insinua e l'Adda che con andamento incerto non sà se tornare a farsi veloce corso d'acqua o indugiare negli slarghi luminosi di Garlate e Olginate; le tondeggianti vette dei Corni di Canzo e del monte Barro a ovest, a dialogare con gli scabri e spezzati profili del Resegone e delle Grigne, vere montagne 'totem' per Lecco e per gran parte della Lombardia. Ma l'invito è allora quello di forzare la scorza solo apparentemente scontrosa della città e scoprire, anche nel tessuto spesso stravolto dalle trasformazioni moderne, i giacimenti della sua cultura e della sua archeologia della memoria: siano essi le sopravvivenze di un'intensa tradizione produttiva e dei suoi storici insediamenti, lungo il filo del ferro o della seta, oppure le suggestioni evocative che ancora spingono migliaia di turisti a ricostruire la mappa immaginaria dell'avventura sentimentale e morale di Renzo e Lucia.
La visita al capoluogo e integrata da un itinerario negli immediati dintorni, quelli che corrono lungo la riva sinistra dell'Adda verso la verde e raccolta valle San Martino e i suoi borghi, che risalgono per un tratto il lago di Garlate e poi scalano le ascese del monte Barro e di S. Pietro al Monte, sopra Civate, in un contesto paesaggistico che continua ad avere nel mirabile motivo di «monti sorgenti dall'acque» il suo inconfondibile effetto di fascinazione.
Lungolago e piazza Cermenati Nella breve piana protetta a nord dal colle dove ora sorge S. Nicole e affacciata su un ben riparato approdo, si trova il cuore storico di Lecco: due piazze contigue, di cui una aperta direttamente sull'acqua, e un fitto reticolo di strade che vi converge dalle spalle. Questo breve tratto di lago doveva ospitare la flotta milanese, che nei primi decenni del secolo attendeva qui di partire via lago all'attacco di Como. Ma più ancora delle antiche origini e vocazioni militari, questo luogo ha radici profondamente commerciali, dato che, a partire dal 1149, si ha notizia di uno dei più vasti e frequentati mercati dell'Alta Lombardia, centro non solo di un'economia di scambio locale, ma vero fulcro di importanti contrattazioni mercantili a vasto raggio, dal ferro alla seta, dai legnami ai formaggi: qui si incontravano le attività della montagna, del lago e della pianura. La sua cruciale importanza è indirettamente testimoniata dal fatto che non ven¬ne neppure sospeso durante la grande peste del 1630, che quasi dimezzò la popolazione del Lecchese. L'area occupata corrispondeva a grandi linee all'attuale piazza Cermenati — la Riva Maggiore — e dalla porticata piazza XX Settembre, già piazza del Mercato. Un colorato nucleo di bancarelle movimentava questo storico spazio fino a pochi anni fà, quando per le difficoltà di accesso, venne definitivamente traslocato in un area decentrata.
Dell'antico contorno di case mercantili piazza Cermenati - in onore al geologo e alpinista lecchese Mario Cermenati (1868-1924), di cui al centro campeggia un monumento (1927) - conserva la bassa fronte della "Prepositura", casa quattrocentesca, con cortili porticali e loggiati interni; di foggia neoclassica, a fianco, il "palazzetto del Pretorio"; all'angolo opposto già quasi affacciato su Piazz XX Settembre, il "Palazzo delle Paure", ricostruzione neogotica della Dogana sui resti del medievale palazzo comunale, di cui è visibile lo stemma visconteo.
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