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L'itinerario che porta sull'Alto Lario riprende da Menaggio, evitando il recente e assai più veloce raccordo in galleria. Tocca Santa Maria Rezzonico (km 7), quindi Dongo (km 13.6; digressione di km 4 fino a Stazzona), Gravedona (km 17.6); da qui una diversione verso l'interno porta a Peglio e quindi a Livo (km 23.9). Il percorso termina al lago di Mezzola (km 39.7) dopo aver toccato Domaso e Sbrico.
Nobiallo e la «strada Regina» Pochi chilometri a nord di Menaggio, e la frazione Nobiallo, piccolo paese di pescatori e di cavatori di gesso: nella suggestiva piazzetta, tra case addossate e strette vie - sopra le quali fa capolino il caratteristico campanile pendente della chiesa dei Ss. Bartolomeo e Nicola -, si incrocia l'antica «strada Regina, con tracce dellamillenaria pavimentazione. Seguendola per un tratto si arriva a un ponte trecentesco, tra i più pittoreschi rimasti sul tracciato dell'antica via: e detto 'della Madonna' perchè segna l'accesso alla via che conduce al santuario della Madonna della Pace (m 240). Eretto su un terrazzo alle falde del Sasso Rancio, cosi detto per la conposizione ferruginosa delle sue rocce, e contornato dall'ombra di splendidi cipressi, venne costruito nel 1658 in occasione della pace dei Pirenei, siglata tra Spagna e Francia.
Santa Maria Rezzonico Unisce nel nome i due principali borghi del territorio comunale (ab. 1078). A SantaMaria l'omonima parrocchiale fu costruita dai Domenicani, su preesistenze romaniche, tra il 1464 e il 1474: all'interno un ricco apparato decorativo dove spicca il vivace ciclo di affreschi delle Stolle della Vergine sulle pareti del presbiterio, operadi Michelangelo Carminati (1595). Nei pressi della chiesa sono visibili imponenti tracce murarie, alte fino a 6 metri: e quello che resta di una fortezza tardo-romana che probabilmente aveva la funzione di controllo e guardia lungo il torso della «strada Regina. Su un promontorio roccioso sorge invece Rezzonico, annunciata dai ruderi di una torre, il 'Castelasc', che si scorgono all'ingresso meridionale della galleria in cui si infila la carrozzabile. Usciti dal tunnel, sulla destra, il caratteristico borgo, sovrastato dalla mole del trecentesco castello fatto erigere dalla nobile e illustre famiglia del Della Torre, di qui originaria: ha struttura di castellorecinto - simile a quella di Vezio e Corenno Plinio, sulla sponda lecchese del Lario - e all'interno (non visitabile) vi svetta una torre merlata con finestre ad arco acuto. Ma ancora più suggestive sono le vie scalinate e i passaggi voltati del villaggio che conducono fino alle case porticate, quasi sfiorate dalle onde del lago.
Dongo E' un borgo (m 208, ab. 3465) storicamente importante per molteplici ragioni. Con Gravedona e Serico (che sostitui nel '400Olonio) costituiva fin dal medioevo la comunità delle Tre Pievi, realtà politica che beneficiò di autonomia fino alla fine del 500, godendo soprattutto della strategica posizione di controllo delle vie che dal lago valicavano il passo di San lorio e conducevano verso la val Mesolcina. Nellapiana alluvionale formata a settentrione dal torrente Albano, fin dall'800 si installarono le prime fabbriche e officine che struttarono l'antica tradizione siderurgica del luogo; nel '900 vi subentrarono con strutture produttive più spiccatamente industriali le acciaierie e ferriere Falck.
Dongo, nell'aprile del 1945 fu teatro delle vicende decisive per le sorti della guerra di Liberazione: i127 aprile i partigiani intercettarono sulla strada poco dopo Musso, una colonna di mezzi militari tedeschi diretta verso la valtellina e al confine con la Svizzera. Travestiti da soldati vennero riconosciuti e arrestati Benito Mussolini e alcuni gerarchi della Repubblica sociale italiana. Mentre il duce venne preso in consegna da un commando e trasferito a Mezzegra, il giorno seguente i gerarchi furono fucilati sul lungolago di Dongo. Le memorie della guerra di Liberazione e in particolare le tappe del tragico epilogo del regime fascista sono rievocate nel Museo della Resistenza comasca, allestito in alcune sale al piano del municipio di Dongo, il neoclassico palazzo Manzi (al piano nobile, preziosa per le sfavillanti decorazioni dei fregi e delle specchiere, la cosiddetta Sala D'Oro).
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