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Il tracciato di questo itinerario non è lineare ma si sviluppa in modo radiale dal centro della valle, dal paese di San Fedele Intelvi, punto di arrivo del primo tratto (km 9) che vede come luogo di partenza Argegno, porta naturale della val d'Intelvi sulla costa lariana. Il circuito che da San Fedele porta a Ponna, toccando Pigra e il rifugio Boffalora è di 19 chilometri.
La strada che sempre da San Fedele arriva a Osteno, sulla sponda meridionale del Ceresio, è di 7.4 chilometri. Per raggiungere Lanzo, tenendo conto della diversione per Ramponio-Verna, i chilometri sono 9.8, mentre i percorsi che da San Fedele portano, passando per Casasco, a Orimento e a Erbonne sono rispettivamente di 10.6 e di 9.5 chilometri. lnfine, il tratto che da Casasco riporta ad Argegno, dopo aver toccato Schignano, è di 16.2 chilometri.
Da Argegno a San Fedele Intelvi La strada risale con ampi tornanti e a Muronico (m 375), frazione di Dizzasco (m 506, ab. 489), lascia sulla sinistra la bella chiesa di S. Sisinnio, una delle più antiche della valle (xi sec.), come dimostra l'originaria pianta centrale modificata soprattutto da rimaneggiamenti barocchi (tra questi il nartece sulla facciata): dal sagrato e dai fianchi dell'edificio si gode una bella vista sul lago. Prima di giungere a Castiglione, a sinistra e verso il fondovalle rispetto alla strada, sorge l'oratorio della Madonna del Restello, costruito come ex voto tra il 1717 e il 1726: si racconta che i valligiani, per difendersi dal contagio di una terribile epidemia di peste, eressero una palizzata (in dialetto una rastrelada) per sbarrare i passo a chi proveniva dal fondovalle. All'interno si può prendere confidenza con la ricchezza delle decorazioni - stucchi, affreschi. scagliole - che costituiscono nelle chiese della val d'Intelvi una specie di museo diffuso e che testimoniano la tradizione antica dei maestri intelvesi, conosciuta, soprattutto nei secoli XVI e XVIII in tutta Europa. Nell'oratorio del Restello gli stucchi agli angoli e all'altare sono di Giovanni Battista Comparetti (1720), gli affreschi della volta e dei pennacchi del lainese Giulio Quaglio (1726 01736) e quelli alle pareti del castiglionese Alessandro Ferretti (1748). La stessa Castiglione d'Intelvi (m 650. ab. 759), suddivisa nelle frazioni di Visonzo, Latorre e Montronio, presenta notevoli particolari architettonici e artistici: proprio a Montronio, oltre alla secentesca parrocchiale di S. Stefano (preziosi intagli lignei nel battistero e nel complesso presbiteriale), si trovano case con facciate affrescate: una di queste, casa Rinaldi, conserva all'interno un ciclo di affreschi cortesi di meta '400 (la 'camera picta'). Importante centro economico della valle e San Fedele Intelvi (m 779, ab. 1491): spicca sulla piazza principale la parrocchiale di S. Antonio, con un bel portale romanico, con semicolonne strombate e capitelli con decorazioni floreali.
Pellio Intelvi Nettamente divisa in due insediamenti (Inferiore, m 750, e Superiore, m 827), Pellio Intelvi (ab. 871) conserva nella parte alta un bel centro storico, in cui si inseriscono la parrocchiale di S. Maria e, presso il cimitero, la chiesa di S. Giorgio, in bella posizione panoramica e con campanile al centro della facciata; nelle vicinanze è stata rinvenuta una fortificazione ottoniana (x sec.). La parte bassa e di impianto otto-novecentesco, ove vi si trovano la parrocchiale di S. Michele e l'oratorio del Garello, in posizione isolata presso il fiume: quest'ultima costruzione secentesca, a navata unica, ha il suo pezzo più pregevole negli stucchi del presbiterio e della cappella di S Carlo, opera di Giovanni Battista Barberini (1645). A Pellio Inferiore, nel 1610, nacque Ercole Ferrata, celebre scultore che operò al fianco del Bernini nella Roma della grande stagione barocca.
Scaria Questo piccolo borgo (m 761), frazione di Lanzo d'Intelvi, può essere considerato la capitale artistica della valle. E non solo perchè qui nacquero i fratelli Diego (1674- 1750, stuccatore) e Carlo lnnocenzo Carloni (1686-1775, pittore), grandi protagonisti dell'arte figurativa rococo in tutta Europa. Nello spazio di poche centinaia di metri, Scaria raccoglie veri e propri tesori. Al centro del paese, nella parrocchiale di S. Maria, i fratelli Carloni, tra il 1709 e il 1752, realizzarono la macchina decorativa tardo-barocca pih fastosa e scenografica della valle: di Carlo sono gli affreschi nelle volte delle navate, del presbiterio e dell'abside; di Diego sono i rilievi e le statue a stucco. Nei locali a fianco della chiesa e ospitato il Museo diocesano della valle Intelvi, che raccoglie e preserva. dal 1966. parte del patrimonio di arte sacra — affreschi staccati, tele, arredi sacri — che impreziosiva le chiese della valle. Tra le opere pin rilevanti si ricordano: due croci processionali, una in rame battuto, probabilmente degli inizi del XII secolo, e una quattrocentesca; un dipinto raffigurante La famiglia di Dario che implora Alessandro (ma secondo un'altra interpretazione iconografica l'Incontro tra David e Abigail). Inoltre vi è un opera del Carloni; un incisivo ritratto di Ercole Ferrata, attribuito a Carlo Maratta. Opera di Ferrata sono nove eleganti statuette in legno d'ulivo (due Madonne col Bambino. un'Addolorata e sei Apostoli). Preziosissimo il tesoro di oreficeria sacra (calici, patene, pissidi, ostensori, turiboli. candelabri, ex voto) e altrettanto di valore la serie di tessuti liturgici. In posizione isolata dal villaggio, presso cimitero, sorge la chiesa dei Ss. Nazaro e Celso, tra le più suggestive dell'intera valle. Costruita nel XII secolo, venne rimaneggiata nel '600 con l'aggiunta del portico laterale; si possono ammirare il tema macabro sull'arco di accesso dell'ossario, gli Angeli nelle vele e l'Apparizione della Vergine a S. Nazaro nella volta dell'atrio.
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