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L'itinerario è distinto in quattro parti e fatto eccezione per l'escursione a Brunate, si sviluppa nelle adiacenze della cerchia muraria del centro storico. Il primo tratto si dirige dal lungolago (partendo all'altezza di piazza Cavour) verso ovest. Il secondo, sempre da piazza Cavour, si dirige invece in direzione opposta, verso il borgo di Sant'Agostino e percorre il lungolago fino all'estremità di villa Geno. Grazie alla funicolare, è possibile, da piazza De Gasperi, raggiungere il monte di Brunate, eccetto il punto panoramico e di partenza per numerose passeggiate. Infine, l'ultimo itinerario parte da piazza della Vittoria e perlustra i quartieri sud-occidentali della città, con la significativa visita alla basilica di S. Abbondio.
Lungolario Trento e borgo Vico Partendo dal lungolario, si passa in rassegna dapprima it quartiere a pin alta densita di edifici razionalisti, quello circostante lo stadio Sinigaglia, e quindi l'egante sfilata di aristocratiche dimore fino a villa Olmo; da qui ritorna verso la città, ridiscendendo via borgo Vico, antico asse stradale del sobborgo occidentale.
Monumento alla Resistenza europea Da piazza Cavour si imbocca il lungolario Trento. Sulla sua destra si apre viale Marconi, in fondo al quale si erge la mole del Mausoleo Voltiano. Costeggiando, sulla sinistra, si scorge it Basso Monumento (Gianni Colombo, 1983): pietre provenienti dai campi di concentramento di Dachau e Mauthausen e da Hiroschima sono in una teca accanto al monumento. Tre scalinate convergono al centro dove sono posizionate grandi lastre d'acciaio, sulle quali sono incisi brani di lettere di chi, in Europa, dal 1940 al 1945, combattè e diede la vita per resistere alla barbarie nazi-fascista.
Fino agli ultimi decenni dell'800 la parte del lungolario Trento non edificata era attraversata dalla foce del torrente Cosia. Nei pressi vi sorgeva anche un'area destinata alla balneazione. Già giardino pubblico nell'800, con il piano regolatore del 1919, l'area venne potenziata con una programmatica destinazione cluso ludico sportivo e, nello stesso tempo monumentale. Al n. 9 del lungolario Trento vi è il Museo tessile della Fondazione “Antonio Ratti”, che custodisce un prezioso patrimonio storico ed artistico di tessuti provenienti da varie culture e di diversa fattura (dai tessili medioevali alla sete broccate, dai damaschi ai velluti), nonchè interessante materiale d'archivio raccolto a partire dal 1842. Negli spazi della fondazione vengono allestite mostre temporanee.
I borghi meridionali Il quartiere immediatamente a sud della cinta muraria medievale prende il nome di borgo di Porta Torre e si estende lungo l'asse di via Milano, direttrice d'ingresso in città per chi proviene da sud. La fiancheggiano edifici a corte trasformati col tempo in strutture commerciali. Svoltando a sinistra per via XX Settembre s'incrocia via Mentana dove vi sono altre due testimonianze di architettura razionalista: a sinistra, al N. 6, casa Pedraglio (Giuseppe Terragni, 1935-36) e, a destra, al N. 25, casa Cattaneo Alchieri (Pietro Lingeri, 1936). Proseguendo da via Mentana in direzione sud e dopo aver svoltato a sinistra per via Castelnuovo, una traversa a destra, via Valleggio, conduce, al N. 3, at Museo didattico della Seta.

Museo didattico della Seta. E' ospitato nella sede dell'Istituto tecnico di setificio. Inaugurato nel 1990, propone un'affascinante ricostruzione della storia economica, sociale e culturale dell'industria serica, dal '700 ai giorni nostri. Gli spazi espositivi, allestiti in un efficace articolazione, passano in rassegna i diversi momenti della lavorazione della seta, dall'allevamento dei bachi alla prima fase di trattura del filato dal bozzolo; una grande struttura in legno, un piantello del 1870, a 280 fusi, illustra il passaggio della torcitura, mentre la fase della tessitura è ben rappresentata da due telai a mano, uno a doppia ratiera e uno jacquard e da uno meccanico prodotto nel 1922 dalle officine comasch Omita. Nella sala controlli e misure sono esposti dinamometri, torcimetri, bilance di precisione e aspatrici, tutte strumentazioni d'epoca come pure gli apparecchi che ricostruiscono il laboratorio chimico, dove nascevano i colori per tingere i filati o i tessuti; alla fase di della tintura è dedicata una sala con una grande vasca a immersione e una pirola in rame per i filati.
un telaio esposto al Museo didattico della seta
In via Anzani, al N. 34, le case IACP, progetto di Giuseppe Terragni e Alberto Sartoris, rileggono in chiave moderna il tradizionale modello di 'case di ringhiera'. Nell'isolato all'angolo delle vie dei Mille e Alciato (qui ingresso, al N. 15) sorge un altro capolavoro, tra i più noti e celebrati dell'architettura razionalista di Terragni: l'asilo infantile Sant'Elia. Progettato e realizzato tra il 1934 e it 1937, rientrava in un programma di nuovi spazi pubblici destinati ai quartieri periferici. Questo progetto corrisponde pienamente alla strada intrapresa dall'architettura razionalista, che, dalla destinazione d'uso dell'edificio, trae poi lo studio delle forme e dei materiali. La rotazione della pianta dell'edificio, rispetto agli assi stradali che delimitano I'isolato, ha consentito la realizzazione di alcuni spazi verdi, orientati per ricevere la migliore esposizione solare. L'impianto a corte e a un solo piano fu studiato affinchè le principali aree funzionali - l'atrio-gioco, le aule, il refettorio - fossero percepite senza barriere tra loro e, allo stesso modo, gli ambienti interni fossero in ideale continuazione con quelli esterni attraverso amplissime vetrate. Negli anni '80 del Novecento un restauro ha ripristinato le condizioni originarie, che erano state alterate da manomissioni e modifiche. Da via Alciato si sbuca in piazza S. Rocco, da cui prende il nome l'omonimo borgo circostante. Imboccata via Milano, si trova l'ex convento di S. Chiara (ora sede di un istituto scolastico), con ampio peristilio cinquecentesco quadrato.

Brunate Il modo migliore e più rapido (pochi minuti) per raggiungere Brunate (m 715, ab. 1727) è prendere, dalla stazione di piazza De Gasperi, la funicolare, inaugurata nel 1894 che quasi di slancio, supera 500 m di dislivello affrontando pendenze anche superiori del 50% (alla stazione di Brunate si può dare un'occhiata alla sala macchine; nel piccolo piazzale sono state collocate le vecchie, monumentali, ruote dentate che fungevano alla trazione delle funi). Oppure ci si può arrivare in automobile, attraverso una stretta strada a tornanti. La piccola località, a picco sul capoluogo, gode di una entusiasmante vista panoramica sul territorio
ai suoi piedi e sul lago. Grazie a ciò divenne una celebre meta di villeggiatura nell'800 e nei primi del '900: si riempì allora di ville signorili in stile liberty ed eclettico e di alberghi di alta categoria, frequentati da una clientela internazionale (Grand Hotel Brunate e Grand Hotel Milano). Oggi è uno degli eleganti sobborghi residenziali di Como, oltre a essere il punto di partenza di numerose escursioni sui monti retrostanti. Qui ne ricordiamo due. La prima prende le mosse dalla frazione di San Maurizio, dove nel 1927, sempre in occasione del centenario della morte di Volta, fu costruito il Faro Volnano, torre a pianta ottogonale dalla cui sommita - vi si accede per un'interna scala a chiocciola - si gode, nelle giornate limpide, di una spaziosissima visuale sul bacino meridionale del lago e su buona parte dell'arco alpino occidentale; da qui, seguendo le indicazioni per la capanna del CAO (Club Alpino Operaio), si può continuare per la via delle colme, una suggestiva passeggiata in quota, punteggiata da baite, con belle vedute sui monti del Triangolo lariano e qualche scorcio anche sui laghetti brianzoli. La seconda passeggiata, senza grossi dislivelli, meno frequentata e per questo forse più suggestiva, conduce in circa 2 ore per una mulattiera a mezza costa da Brunate a Monte Piatto. Lungo il percorso, da cui si aprono bei panorami sul primo bacino del lago, e possibile vedere alcuni massi erratici, o `pietre pendule': migliaia di anni fa il grande ghiacciaio che ha dato origine al lago li aveva staccati e trasportati con la sua erosione dalle montagne della Valchiavenna e della Valtellina, di cui questi grandi massi sospesi e solitari presentano la conformazione geologica (graniti, porfidi, serpentini).
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