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•Presentazione
Da più di duemila anni Como (m 201, ab. 78 315) guarda il suo lago. Alle spalle, la pianura padana e le colline della Brianza; ai fianchi, le ultime verdeggianti propaggini prealpine. Gli auspici di Cesare, al momento della fondazione di Nouum Comum (59 a.C.) videro giusto, anche se prima di loro alacri bonificatori avevano provveduto, incanalando acque e innalzando argini, a rendere vivibile la piana paludosa tra le pendici della Spina Verde, a ovest e a sud, e il monte di Brunate a est.
Fin da quegli anni, Como fu l'abitato più importante della fascia prealpina occidentale della Lombardia e il naturale punto di transito da e per il versante nord delle Alpi, in grado di rivaleggiare con successo, fino al tardo medioevo, con la stessa Milano.
L'impianto a scacchiera d'origine romana e persino la tipologia edilizia della casa a carte, derivazione dallo schema della domus, hanno improntato ogni fase dello sviluppo urbanico sino alla fine dell'800: ecco spiegato quel senso di ordine e compostezza, di accogliente e garbata signorilità, che ancor oggi colpisce il turista che s'incammina per le vie del centro storico.
Da tempo immemore, però, la quinta aperta del lago e lo sfrangiato contorno dei monti circostanti, elementi fissi di una mutevole scenografia naturale di luci e colori, assecondano la vocazione del `vivere dilettevole': i Plini erano comaschi e forse per questo poco imparziali nel decantare le bellezze della loro patria, ma liberi da condizionamenti affettivi erano invece poeta Claudiano (iv sec.), il vescovo Ennodio (v sec.) e il rettore e politico Cassiodoro (vi sec.), tutti concordi nel narrare con descrizioni amorevoli di quel clima, di quelle sponde frondose abbellite da ville.
Accanto alla città murata d'origine romana, Como andò sviluppando, sin dall'epoca altomedievale, una serie di borghi, cioè di insediamenti posti fuori dalle mura, lungo le strade che uscivano dall'abitato. Mantenne a lungo nel tempo una sua peculiare identità, data non solo dal nome, ma anche, spesso, dai monumenti intorno ai quali si addensava e nei quali si riconosceva (come con le chiese di S. Abbondio e S. Agostino).
In epoca moderna, l'espansione edilizia della città ha inglobato e omologato in un quasi indistinto tessuto edilizio queste antiche strutture urbane: ne rimangono, oggi, il ricordo toponomastico e numerosi edifici monumentali, di epoca sia antica (chiese e fortificazioni medievali) sia moderna (gli edifici razionalisti, tra i migliori esempi di architettura italiana del xx secolo).
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